Il nostro lavoro nelle scuole calabresi continua.
Tornare negli stessi luoghi, ritrovare ragazze e ragazzi che ricordano i percorsi già fatti, riprendere fili lasciati aperti: è qui che l’educazione diventa relazione.
Nei laboratori affrontiamo temi complessi come violenza di genere, consenso, stereotipi e costruzione delle identità.
Non come lezioni frontali, ma come spazi di parola e confronto, in cui è stato possibile nominare dubbi, esperienze, contraddizioni.
Il livello di partecipazione è alto, autentico, a tratti anche emotivamente intenso: segno che quando si offrono contesti sicuri e non giudicanti, il bisogno di parlare emerge con forza.
Un elemento particolarmente significativo è la risposta dei ragazzi: in gruppi numerosi e composti prevalentemente da maschi, il confronto sui modelli di maschilità, sul consenso e sulle responsabilità individuali e collettive ha aperto riflessioni profonde, spesso inaspettate.
Lavorare sulla prevenzione della violenza significa anche questo: creare spazi in cui chi è socializzato al silenzio o alla rigidità possa interrogarsi, senza essere messo all’indice.
Accanto ai laboratori, lo sportello di ascolto psicologico continua a essere un punto di riferimento stabile.
Nel 2026 abbiamo già registrato nuovi accessi e una crescente richiesta di colloqui individuali, segnale di un bisogno reale di accompagnamento.
Dall’ascolto emerge con forza anche l’ansia legata al futuro: orientamento post-scolastico, scelte di vita, aspettative spesso vissute in solitudine.